mercoledì 2 settembre 2015

Pier Luigi Leoni - UNA TERAPIA GASTROSOFICA PER LA FELICITA' DELL'ANZIANO

Giornali, riviste, televisione, internet, cartelli esposti nei corridoi degli ospedali, medici di famiglia e medici specialisti manifestano grande interesse per la sopravvivenza degli anziani. Da quando ho dovuto prendere atto di essere anziano mi assilla il dubbio che tutti questi consigli non siano ispirati solo da bontà, ma anche dall’interesse di medici, dietologi, fisioterapisti, case farmaceutiche, palestre e perfino sale da ballo e circoli per anziani.  Quindi ho deciso di assumere consigli e medicine con moderazione.
Ma sono andato oltre: ho elaborato una mia terapia  per allietare la vita degli anziani invitandoli a mangiare e bere senza sensi di colpa  e senza rischi per la salute. Il presupposto della mia terapia è condensato del  motto di Jean Anthelme Brillat-Savarin, fondatore della gastrosofia: «Il piacere della tavola è di tutte le età, di tutte le condizioni sociali, di tutti i paesi e di tutti i giorni; può associarsi a tutti gli altri piaceri, e resta ultimo a consolarci della loro perdita.» Quindi non priviamoci di questa consolazione e affidiamoci all’esperienza avvalorata dalle scoperte scientifiche, in particolare quelle della neurologia, che ha spiegato come e perché i ricordi olfattivi sono quelli più profondamente impressi nel cervello. Per cui la percezione di odori memorizzati nell’infanzia fa riaffiorare momenti di felicità che solo nell’infanzia abbiamo potuto sperimentare.

Allora il mio consiglio pratico è: riunire una comitiva di amici di una certa età per un pasto dedicato a un solo piatto scelto tra quelli della cucina casereccia e tradizionale (per esempio, una bella pasta e fagioli)  e mangiare a sazietà. I non astemi possono deliziarsi con un po’ di vino, magari annacquandolo come facevano saggiamente  gli antichi, e pure i nostri vecchi contadini. Il vino deve essere leggero, fatto in modo artigianale, magari con qualche difettino come quello di una volta. Mangiare a sazietà non vuol dire ingozzarsi, perché il piatto unico sazia rapidamente e non appesantisce. È essenziale accompagnare il pasto e il dopo-pasto con una meditazione collettiva sul buon tempo andato, consapevoli del fatto che «il paradiso dei ricordi è l’unico dal quale non si può essere cacciati.»

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